Il mondo a testa in giù

Cronache di un viaggiatore
mercoledì, 16 luglio 2008

Con il cuore nello zaino

Finalmente dopo tanta immobilità ritorno a Viaggiare. Ho prentotato il mio volo per Delhi. E' come ritornare a casa. Per tutto l'anno mi ero detto no, non di nuovo in India, vatti a vedere qualche altro pezzettino di mondo. Ma io non sono uno di quelli che pensano che viaggiare sia mettere bandierine qua e là dicendo ci sono stato. E per questo ritorno in India. perchè è un posto in cui la felicità è molto simile ad avere il cuore spezzato. perchè non puoi fare a meno di essere trafitto dalla bellezza e dalla miseria e magia e follia che ti circonda in ogni dove, in ogni momento. A Delhi ci sono delle storie che voglio raccontare con le mie foto. Ho qualche pista da seguire, vedremo dove mi condurranno. e poi il nord, che non ho visto mai e che immagino selvaggio e blu. Come mi sento io oggi.
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giovedì, 10 luglio 2008

la solitudine del numero ventisette

Oggi è il giorno del mio ventisettesimo compleanno, sono a Maddaloni. Sono sereno. stasera la passo con amici vecchi e nuovi. gente con gli occhi buoni, per la maggior parte. Ho organizzato una mega bevuta per strada alla mia salute in stile butejon spagnolo. si preannuncia una ubriachezza assurda. per me e per tutti gli altri.

Il giorno del mio ventiseiesimo ero incantato davanti al Taj Mahal, in India, con un ragazzo canadese più folle di me. Avevo il cuore pieno di poesia e parlavo la lingua del mondo. Nel sangue ancora un poco del veleno che aveva rischiato di uccidermi. Mio nonno sarebbe morto da lì a un mese senza che io lo salutassi.

Il giorno del mio venticinquesimo compleanno ero tornato da appena un giorno dal mio primo viaggio in India e l'Italia vinceva i mondiali di calcio. C'era tutta la mia famiglia a festeggiarmi e io indossavo il mio kurta indiano e avevo i capelli cortissimi. Stavo male e non solo esteticamente. Avevo il cuore in pezzi ma avevo incontrato le bambine e il dio delle piccole cose aveva cominciato a mostrarsi. C'era nolto di quello che sarei diventato poi.
 
Il 10 luglio del 2005, mi ero laureato da pochi mesi, facevo ancora lavoretti per un presuntuoso quanto ignorante di marigliano che parlava come lavorasse all'armando testa ma non pagava , ero in volo per il quebec. ero fidanzato. un pischello che ancora credeva a certe favole. avevo meno barba e avevo visto due continenti in meno di adesso.

24esimo non pervenuto.

23 esimo se ricordo bene, o forse il 22esimo, la mia ragazza dell'epoca mi preparò una cenetta fantastica che consumammo chiusi nella sua camera da fuori sede. Un bel ricordo. eravamo nel mezzo di una caterva di esami, alla sera la portavo a fare un giro in motorino sulle montagne fiscianesi e lei mi imboccava mentre io cantavo canzoni di sonic youth e gigi d'alessio. All'epoca avevo un'idea molto diversa da ora della felicità. Lo ricordo come un periodo pieno di sole e fragole e sorrisi e calabresi e cornetti inzuppati nel latte e biblioteche e orizzonti temporali dilatati e orizzonti spaziali vicinissimi.

22, 21 (devo aver fatto qualcosa di carino ma non lo ricordo), 20 (vuoto, ma mi pare fosse un anno importante).

18 anni. ok, questo lo ricordo. Tre giorni prima avevo fatto l'esame di maturità, avrei preso 92/100. Ero tutto vestito di bianco. ero magrissimo. pesavo forse 15 kili meno di adesso. La mia ragazza dell'epoca aveva qualche problemino di anoressia ed era molto magra ma bellissima in un kimono azzurro. Nella foto che conservo della serata mi sorride in un modo che porto ancora dentro, pure ora che mi pare si sia trasferita in giappone. Mi regalò tipo 5 libri di hemingway e 5 di kerouac. dopo altri tre giorni mi ricoverarono in ospedale per il fuoco di sant'antonio. che tempi, cazzo. quell'estate fu una vera merda.

8 anni o forse nove. Il dieci luglio quindi del 1990 o 89, il muro di berlino non era ancora caduto o stava per. io ero piccolo ed ero bravissimo a scuola. un bimbo quieto  e curioso. facevo mille domande, il mio maestro era uscito dritto dritto dal libro cuore e io lo adoravo. ora è morto e di lui non mi rimane che un paio di foto di classe e la dedica sulla mia tesi. i miei organizzarono una festicciola in pizzeria. ricevetti una canna da pesca giocattolo che mi rese felicissimo. a volte penso al me stesso di quel giorno e mi chiedo cosa cio trovassi di bello e magico in quella canna da pesca bianca e rossa. mio zio  che ora gli hanno trapiantato il fegato quell'estate mi avrebbe portato a pescare scarpe e rottami nel volturno. al fegato non ci pensava mica zio, di quei tempi. nemmeno se lo immaginava. quando spensi le candeline mi pare di ricordare tante facce sorridenti, chissà che si aspettavano da me.

1 anno. io c'ero, per così dire, lo dimostrano delle foto in cui ero francamente un tesoro di bimbo. mangiavo una fetta d'anguria su un seggiolone probabilmente fatto con materiali tossici che hanno innescato qualche bomba a orologeria nel mio corpo, da qualche parte. accanto a me mio nonno, era 26 anni più giovane. vale a dire che ne aveva 56. quasi l'età di mio padre ora. ero un bel bimbo, veramente. altro che.
pagherei oro per sapere cosa mi frullava per la testa quel giorno.








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lunedì, 30 giugno 2008

La terra sotto i piedi

Agosto si avvicina, la terra sotto ai piedi comincia a prudermi. E' un bel segno. Lo zaino intanto io l'ho cominciato a tirar fuori dall'armadio. Accetto scommesse su dove andrò questa volta (ma solo per un mese, stavolta, non preoccupatevi).
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domenica, 15 giugno 2008

Quello che vedo nei miei occhi

Certi giorni. Certi giorni  penso che tutto quello che ho trovato nel mio viaggio io l'ho perso, che non lo trovo più, che non so dov'è finito. Certi giorni penso che  i pezzi di me che ho trovato nel mio pellegrinaggio non erano che un'illusione.  Certi giorni va così.
Altri invece succede che ti vedi con esattezza nei tuoi limiti e nella tua forza e pensi che alla fine  certe cose ormai saranno per sempre tue, che tu sei comunque l'antonio che ha camminato nella giungla malese in solitaria e ha guardato le stelle accecanti del deserto australiano e ha baciato donne di paesi  in cui non è mai stato, anche quando vivi tra la monnezza e ti districhi tra un lavoro che ti da il pane ma che non ami e una passione che per ora è tale e ti ciba solo di sogni e qualche soddisfazione. Pensi che quello sguardo affilato ce l'hai ancora, forse non sempre, ma ce l'hai. E questo basta. Per ora.

 ioweb
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martedì, 06 maggio 2008

Antonio di Vico_6^ festa della fotografia d'autore

Ciao a tutti, ecco a voi il programma della manifestazione per cui sono stato selezionato. Come potete vedere ci sarà ospite tanta bella gente del mondo della fotografia italiano. Sono molto contento della bellissima occasione concessami. Dalla serietà dimostrata sinora nell'organizzazione da Claudio Argentiero, uno dei promotori, credo proprio che sarà un'ottima vetrina.
 Spero di esserne all'altezza...tra le mostre personali ospitate della manifestazione c'è anche Gianni Berengo Gardin che considero un maestro, quindi sono doppiamente emozionato. Auguratemi in bocca al lupo!

L'Associazione Culturale

CLICK ART'S FOTOGRAFIA
è lieta di invitarVi alla
6^ FESTA DELLA FOTOGRAFIA D' AUTORE

c/o Villa Pomini
Via Don L. Testori, 14 - Castellanza - VA
25 Maggio - 08 Giugno 2008

PROGRAMMA:
Fotografia in Festa
Domenica 25 Maggio 2008 Villa Pomini

Una giornata dedicata interamente alla fotografia, con i seguenti appuntamenti:

Dalle ore 10 alle 12,30:
 
Inaugurazione mostre e presentazione degli autori:

Innocenzo Pedretti - La luce ti segue ovunque
Angelo Madella - Frammenti di luce
Paolo Aldi - Fluttuazioni
Gianni Berengo Gardin - Poesie Italiane
Antonio Di Vico - Un miliardo di Dei
Isabel Lima - S.O.S. Donne
Duccio Nacci - Silenzi Idilli Percorsi

mostre visitabili dal 25/05 al 08/06 2008
orari di apertura: venerdì 17-19 sabato 15.30-19 domenica 10-12.30/15-19

Raccolta iscrizioni alla lettura dei Portfolio
Raccolta prenotazioni per la stampa fine art EPSON – concorso pomeridiano

Lettura portfolio – ore 14,30/19
- Roberto Mutti Critico Fotografico
-
Sandro Iovine – Giornalista, direttore della rivista IL FOTOGRAFO
-
Paola Riccardi – Agenzia Grazia Neri – consulente artistico e curatrice di mostre
-
Tancredi Mangano e Maria Luisa Olgiati – Galleria Bel Vedere - Milano
-
Giulio Piovesan
– giornalista - critico specializzato in fotografia
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mercoledì, 23 aprile 2008

Tu parli la lingua del Mondo

Ci sono giorni. Giorni strani in cui rimastichi per tutto il tempo certe parole e te ne rimane dentro il sapore forte, come di vino rosso forte, corteccia muschiosa, miele, nuvola. A volte rimugini su certe parole brutte che sono scappate a te od altri e quelle sono parole che sanno di rimorso, fegatino pieno di bile, caffè bruciato amaro, di boccone andato di traverso. Alcune di queste parole possono perseguitarti per anni. Un cretino detto a cuor leggero può ferirti fino alla morte. Ma oggi è un giorno di parole buone. Parole buone che ti saziano più di un pranzo della domenica da nonna e una volta digerite diventano pensieri buoni e non merda.
Tempo fa una ragazza che ogni tanto passa da questo blog, una ragazza a cui devo molto senza averla mai nemmeno conosciuta, mi disse: tu preghi senza le chiese.
Una delle cose più belle che mi avessero detto fino ad oggi. Ci ho pensato per settimane. e ho coltivato quel pensiero come una piantina piccola, un germoglio versissimo.

Stamattina apro la mail e ci ho trovato una poesia di una persona che scrive poesie che spezzano il cuore alla gente, roba che prima te lo fa in mille pezzi e poi te lo riaggiusta nel giro di pochi versi, come ti dessero una pettinata spostandoti la fila da destra a sinistra. Questa persona io l'ho conosciuta facendo il giurato ad una poetry slam, che ha poi giustamente vinto. La sorpresa è stata che la poesia di oggi era per me.
Ho dedicato poesie, racconti, un intero libro a persone che forse non se lo meritavano nemmeno ma nessuno mai me ne aveva scritta una tutta per me. E tra l'altro è bellissima.

e ora lasciatemi leccare le dita ancora unte di queste parole sugose.
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venerdì, 04 aprile 2008

I segni del tempo

No, stavolta non voglio parlare dell'età che avanza (Che pure ci starebbe). Voglio solo segnalare che ho messo online un reportage che ho appena concluso su una scuola abbandonata della mia città, la ridente Maddaloni Town. Niente a che fare con le foto dell'Asia, ho voluto confrontarmi con una cosa vicina a me. Forse per questo anche più difficile. Ho provato a raccontare le suggestioni di questa scuola media abbandonata da anni. Gli oggetti, le pareti, le stanze sembravano parlare di un altro tempo, contenere ancora presenze, la memoria del passaggio umano. é stato bello lavorarci ed anche avere la compagnia/assistenza di un amico (il buon sasà) mentre mi aggiravo per le rovine dell'edificio.
Il link del sito lo sapete già ma magari ve lo rimetto:

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lunedì, 31 marzo 2008

Una mia foto su Repubblica.it e un'altra cosuccia

Aggiornamento di servizio. Una mia foto del periodo australiano sul sito di Repubblica. La vedete qui.
E poi, dopo un paio di settimane di black out, il mio sito personale di nuovo on-line con alcune migliorie sia a livello di usabilità che di grafica. Lo trovate a questo indirizzo:

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sabato, 29 marzo 2008

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore

Oggi parliamo d'amore. C'è il sole e sono di buon umore, non ho granchè da fare e perciò potrei risparmiarmelo e risparmiarvi e godermi i raggi buoni calore che vengono dal cielo. L'amore e la sua assenza. Malacqua. Ma come diceva Raymond Carver: di cosa parliamo quando parliamo d'amore? Vallo a sapere. Il buon Raymond diceva che alla fine l'amore non lo si impara mai, che le storie finite male non ci insegnano nulla. Non si apprende per prove ed errori, questo è quanto. Purtroppo concordo. Fosse il contrario, basterebbe fare un poco di esperienze e poi le cose filerebbero lisce. Mi fa sorridere questo pensiero.
Fossi uno scrittore anch'io sarei uno di quelli che fanno solo libri i cui titoli contengono le parole amore o cuore. E in effetti l'avviata è quella se penso che io un libro l'ho scritto e si chiama "Tra le serpi, il cuore".
Come mi è venuto di parlare di queste cose tutto a un tratto? ieri ho ascoltato una canzone che mi ci ha fatto riflettere dopo che per lungo tempo avevo evitato accuratamente di pensarci. Una canzone pop, commerciale, ma bellissima e vera, profonda. Stella cometa di jovanotti. Mi ha fatto pensare ad un vecchio amico che non so è ancora amico mio durante un interrail in est europa e a me stesso ai tempi del mio pellegrinaggio nel mondo.

Penso a te prima di dormire
guardando il sole che fa spazio all'imbrunire
in questa terra lontana da casa
lontana da te che sei la mia casa
ovunque tu sia tu sei l'anima mia
sei un campo di malinconia
quando non sono da te

sei un campo di frutti dolcissimi
quando sei qui con me contadino del cuore
la mia gioia mi costa sudore
io ti amo e fuggo lontano

la misura di quanto ti amo è il pianeta
di ogni viaggio lontano da te sei la meta
io re magio tu stella cometa...
mi devo allontanare da te per vederti tutta intera
devo fare finta che non ci sei per scoprire che sei vera
questa sera la signora dell'albergo ha cucinato le patate
come le fai tu arrosto
un po' croccanti fuori e morbide nel cuore
proprio come le fai te... proprio come te

mangiandole mangiavo te come una comunione

e son scappato via perché da troppo amore non so respirare

amore amore amore amore...
questa parola vista da lontano mi fa sentire un pellegrino un penitente
un cavaliere errante un mezzo deficiente
io ti amo e fuggo lontano la misura di quanto ti amo è il pianeta
di ogni viaggio lontano da te sei la meta
io re magio tu stella cometa

Tutto qua, per ora. Avrei voluto scrivere molto altro ma non mi viene oggi oppure è troppo personale e non mi va. Oppure che ne so.
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lunedì, 03 marzo 2008

Tu cosa insegni a tuo figlio

Ieri ho fatto un'operazione di bassissimo profilo culturale. Sono andato a vedere la partita del Napoli trascinato da alcuni amici. Cosa peggiore: siamo andati a vederla al centro commerciale più grande d'europa, che manco a farlo apposta sta a un km da casa mia. un dito in culo ogni volta che pensi soltanto di prendere l'autostrada, intasata com'è da km di colonne di auto che vanno tutte là a godersi, quattro ore di oblio. Un agglomerato di consumo e desideri materiali allo stato puro, un trionfo di fast food e catene tipo H&M e Bershka e tamarre col culo grosso in minigonna e grezzoni che hanno la faccia di quelli appena usciti da poggioreale, gente che dal profondo hinterland napoletano si riversa nel profondo hinterland casertano con chissà quali miraggi di consumo o godimento, chissà quale esperienza mistica di acquisto o furto con destrezza.
Ma non è per parlare dell'esperienza social calcistica trash che scrivo, c'è altro.
Siamo arrivati tipo un'ora prima della partita perchè giggino anche noto come jejen nn voleva farsi intrappolare dal traffico e nostro malgrado ci siamo ritrovati sfaccendati a girare per il centro commerciale. cellulari, creme idratanti, pizzette fatte senza amore, milioni di maglioncini tutti uguali, commesse part time che parlano come felice caccamo con una scarpa in bocca, guardie giurate rachitiche, palesemente male in arnese, miliardi di oggetti inutili ed inquinanti, come prendere un pezzo di cina e metterlo pari pari a marcianise.un inferno del consumo. mentre giravamo inebetiti dai nuovi imac e dai plasma a seimila pollici per il (mega)saturn vedevo intere famiglie, mamme padri figli piccoli figli grandicelli zii zie con la faccia da porca, che nn stavano lì per comprare ma semplicemente per, gesù, farsi un giro. gente che passa forse l'unico giorno libero della settimana considerando l'idea di acquistare beni di cui non ha bisogno. Un tempo le famiglie i criaturi li portavano al parco giochi, alle giostrine, ai giardini, dalla nonna, dai cugini che abitano fuori paese. Li portavano in un posto cristiano, dove potevano fare qualcosa, giocare, rompersi la testa, mangiare, chiavarsi a mazzate, correre, sudare, prendersi la febbre, cose tutto sommato normali e sane. ho scoperto invece che cose di questo tipo non si portano più.
ora li portano a fare visite guidate per grandi mazzini e megastore dove anche i bimbi che ancora nn parlano possano imparare a dire "voglio quello" con i gesti.
ora, chi mi conosce sa bene quanto io odi i centri commerciali, li odiavo prima prima di passare svariati mesi in india e li odio ancora di più adesso perchè non posso non vedere quanto finto sia quel benessere ostentato, perchè non posso fingere di non vedere la vacuità di tutta la faccenda.
Dopo 5 minuti che ero lì mi sono sentito male io per quei bambini, per quell'italia che così nn può fare altro che finire di andare a puttane. Sony, Samsung, Panasonic, Nike, Nokia, Ralph Lauren, Prada: ecco cosa imparano questi bambini. Ecco cosa cazzo gli diamo. Loghi al posto di scarabocchi, marche al posto di nomi alle cose, di parole nuove difficili da ricordare ma belle da dire, dvd al posto di favole e giri nel carrello al posto di passeggiate in bici. Gli diamo il vuoto, un nulla assoluto di cui riempirsi. Quando fra quindici anni sti bambini cresceranno non vi lamentate quando vi sgozzeranno a voi e a tutto il resto del parentado.

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venerdì, 08 febbraio 2008

Antonio di Vico_Memoria Polaroid

Mercoledì 13 febbraio h.22:00
Presso il Kestè Napoli
Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli 27
La Woodstock - cooperativa artisti associati -
presenta:

Antonio di Vico
Memoria Polaroid


laverita2-copia


Antonio di Vico nasce nel 1981 a Maddaloni (CE).
Laureato col massimo dei voti in Comunicazione, lavora da anni in bilico tra arte e media. 
Nel 2005 il suo team ha vinto il primo premio al concorso “Land Art d’Ulverton” in Quebec,
 Canada. La sua fame di vita e culture diverse lo ha portato a viaggiare e vivere per 
più di un anno tra Australia, India, Tailandia, Malesia. Nel corso dei suoi viaggi ha realizzato
 un libro di racconti e svariati reportage fotografici esposti in Italia e all’estero. Ha di recente esposto alcune sue tele digitali a Varsavia nella collettiva “Different Looks”.
Ma pittura, fotografia, land art o grafica digitale fa lo stesso, ogni mezzo è funzionale
 solo quando utilizzato in modo istintivo, viscerale. La sua arte è percorsa da una tensione
 verso la sintesi del molteplice nell’unità. Di tutta la vita in un giorno.

In Memoria Polaroid
presenta una serie di tele digitali di piccolo formato in cui la fotografia
 diventa materia prima del graphic design e si fonde al gesto pittorico, seppur accennato.
 Immagini raccolte dalla vita di tutti i giorni, da vecchi libri di anatomia o motori di ricerca 
vanno a formare immagini trasognate in cui sembra materializzarsi una memoria,
se non reale, almeno possibile. Scatole di memoria in cui guardare per trovarci ricordi sbiaditi,
sogni fuori fuoco, qualcosa di tuo e di tutti gli altri.

la mostra resterà al Kestè sino al 13 marzo
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giovedì, 31 gennaio 2008

Chi trova un amico trova un kebab (e molto altro ancora)

Capita che sei uno sfaccendato che come al solito ha un modo tutto suo di vedersi i posti. Capita che giri per Varsavia senza idea di vederne tutti i momenti,ma, come per ogni posto che hai visitato da qualche tempo in qua, di capirne lo spirito, di cogliere qualcosa sotto la superficie. Ma questo e' possibile in India, in gran partedell'Asia,dove tutto e' alla luce del sole, contaminatoma non troppo, ma in europa....troppi centri commerciali, troppa civilta' finta che ha appiattito le differenze. E allora ti ritrovi a girare a Varsavia confondendola per Berlino o Vienna o Budapest e ti fa male perche' vuoldire che ti sei arreso a non capire, a nonn cercare la differenza,che e' poi la molla del viaggio per chi scrive.
Succede che decidi di mangiarti un kebab, che sei stanco di pierogi e compagnia bella e vai dal chioschetto che molti dicono essere il migliore di Varsavia. Giusto accanto ce n'e' un altro e,per sbaglio o destino, scegli di andare da quest'ultimo. Succede che diventi in un minuto netto non si sa come amico del tunisino del kebabbaro  pagato  2,25 euro all'orA che ci lavora  e che ti  ci metti a parlare come foste amici da una vita. Succede che la cassiera super tettona ti guarda con sguardo un poco lascivo ma tu, con la bassa autostima che c'hai, minimizzi, nn puo' essere dici, ma il tunisino piegato in due dalle risate ti dice che la tipa ha appena confessato in polacco che non si e'mai scopata un italiano e non le dispiacerebbe assaggiare. Con Mohamed Ali (come si poteva chiamare il tizio dei kebab?) ci diamo un appuntamento alle 23 quandolui stacca dallavoro. Mi porta da un suo amico che ha lavorato 9 anni in italia e che nelle tre-quattro ore che sto nel suo chioschetto di kebab aperto tutta la notte mi racconta in un italiano fantastico cose che manco in sei vite...e mi offre te' e birra e kebab. le cose che ci siamo detti, le risate...come fossimo stati amici da sempre. verso le 3 passiamo da tutti gli altri kebabbari, siriani e tunisini e arabi che saluto dicendo salam alecum salam, e mi offrono dolcetti al miele, sorrisi, mi raccontano di cazzi loro,delle storie di emigrazione. ho materiale per i prossimi 3 libri e riscopro ancora una volta che questa gente sono piu'la mia gente che altra gente a cui sono vicino per cultura e ceto e tutto il resto. ma che me ne frega,stasera e' lamia ultima notte a varsavia e domattina alle 7 ho il volo di ritorno e probabilm stanotte nn si dormira' perche' ali ha promesso di portarmi in giro e di far baldoria praticam fino a quando nn saro' sull'aereo. ho trovato la mia polonia.
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venerdì, 25 gennaio 2008

Dal nostro inviato a Varsavia

Aggiornamento veloce in una chiara e freddissima giornata a Varsavia, Polonia. Non c'e' verso di fermarmi, nemmeno ora che (pare) una strana pace mi pervade.
Dopo un viaggio che un altro poco nemmeno in INdia con treni scomnodissimi presi alle 4di mattina, navette, sonni in aeroporto, sono arrivato a Varsavia.
Ovviamente senza aver nemmeno una mappa della citta' e l'ostello prenotato. Tempo un'ora e la mia valigia (oddio ho detto valigia???un backpacker come me??) era gia' sul letto. La mia valigia carica di mutande pulite e pezzi da provare a smerciare in giro (ah, si perche' sono qua per partecipare a una mostra collettiva...) pesa il mostruoso peso di 15 kili, nn li ho portati in un anno di viaggio intorno almondo, figurarsi peruna settimana a varsavia....in ogni caso ho messo dentro le mie giacche da fichetto e la cravatta sottile ficacomprataper quattrosoldi a berlino con il nodo fattommi dalla mia amica paola perche' io non lo so fare, il che fa molto artista. c'erailpezzo che esporro' che non ho spedito ma portato a mano per risparmiare quttro soldi di corriere.
c'e'  altro in valigia,roba tipo qualche speranza ma slegata daaspettative di ogni tipo, un buon umore derivato dall'aver cambiato aria (qui monnezza nn se ne vede) e i saluti e in bocca allupo di certi tipacci che mivogliono bene.


Ora chiudo e vado in strada a prendere un po'di freddo e mangiare due pierogi,che la sono diventati tra i miei piatti preferiti da quando venni qualche anno fa in polonia.
ciaoooo
dimenticavo, ecco il link dell'esposizione

http://www.equilibriarte.org/eventscal/1067
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giovedì, 27 dicembre 2007

Antonio di Vico: reporter di viaggio

E' con brevissimo preavviso che vi annuncio che il 28 dicembre 2007 esporrò presso il Centro Sociale "28 dicembre" di Maddaloni (CE) dieci foto dal mio recente reportage in India. Siete tutti invitati. Per info chiamatemi o lasciate un post. Ci si vede alla mostra.
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lunedì, 10 dicembre 2007

Yuppieeeee (Habemus vincitorem)

Appena sveglio ho aperto la posta e ho scoperto che sono stato eletto vincitore del concorso indetto da Feltrinelli " Le tue foto e le tue parole sull'India" assieme a Roberto Basile. Bel risveglio.
(aleee ohhoooo aleee ohoooo..oggi faccio il tifo per me)

Qui tutti i dettagli.
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